Assidai, certificato il sistema di gestione

Il Fondo opera in conformità alla norma UNI EN ISO 9001:2015 per l’11esimo anno consecutivo

Un sistema di gestione certificato che permette di raggiungere i più elevati standard di conformità con l’obiettivo finale di costruire, a livello nazionale, un sistema sanitario integrato e complementare pubblico-privato, che operi nell’interesse dell’assistito e favorisca, nel contesto del welfare sociale e aziendale, un ottimo bilanciamento tra il livello qualitativo dei servizi offerti e la sostenibilità economica.

Anche quest’anno Assidai ha ricevuto la certificazione del sistema di gestione qualità in base alle norme UNI EN ISO 9001:2015, rilasciata da DNV-GL, Ente di primaria importanza nel panorama internazionale, per quanto concerne: “Erogazione del servizio di rimborsi spese mediche ed assistenziali per dirigenti, quadri e consulenti”.

Del resto, la volontà di dotarsi di un sistema di gestione certificato (ormai dal 2011) è alla base della strategia di sviluppo sostenibile voluta dal Fondo e iniziata già diversi anni fa con l’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi Sanitari e il rinnovo annuale della stessa, con la certificazione volontaria del Bilancio d’esercizio e con la realizzazione del Codice Etico e di Comportamento.

Va ricordato che le normative della famiglia ISO 9000, sviluppate dall’Organizzazione internazionale per la normazione (ISO), definiscono i requisiti per realizzare un sistema di gestione capace di incrementare l’efficacia e l’efficienza nella realizzazione del prodotto e nell’erogazione del servizio, di ottenere e incrementare la soddisfazione del cliente. E proprio per questo richiedono, anno dopo anno, un miglioramento continuo ad Assidai: un obiettivo che viene perseguito anche mediante un piano di formazione e crescita professionale del personale.

Inoltre, con il procedere delle varie edizioni, la ISO 9001 è molto cambiata. Se le prime due norme erano ancora molto focalizzate sul controllo della qualità ed erano studiate per l’impresa manifatturiera, quelle successive hanno eliminato le prescrizioni tipiche di quel settore per favorire l’adattabilità anche alle piccole aziende e agli Enti che non fabbricano o commercializzano prodotti ma erogano servizi. Proprio come Assidai.

La sanità alla sfida del digitale

di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

La pandemia ha sottoposto tutti i sistemi a una condizione di forte stress, ma forse è proprio in situazioni come queste che gli organismi proattivi sviluppano gli “anticorpi” che inducono la reazione positiva.

Telemedicina, teleconsulto, televisita, telemonitoraggio, fascicolo sanitario elettronico, canali digitali per la collaborazione tra medici di diverse strutture ospedaliere: in questi mesi il sistema sanitario ha avanzato il passo verso una digitalizzazione diffusa con l’utilizzo sempre più intenso di applicazioni digitali.

Secondo studi recenti, la sanità digitale è anche ben percepita dai pazienti, perché offre una risposta di prossimità che non sempre si riesce a garantire. Siamo convinti che la relazione medico-paziente non debba mai venire meno, così come riteniamo che strumenti come la telemedicina operino nella stessa direzione, quella di una maggiore vicinanza ed efficacia delle cure.

La sanità richiede massicci investimenti nella digitalizzazione, partnership strategiche tra pubblico e privato e attenzione alla sostenibilità. Abbiamo a disposizione fondi per incentivare soluzioni digitali, per offrire a tutti i cittadini cure di qualità, per superare le barriere e ridurre le disuguaglianze.

Anche per la sanità, come in altri settori, la sfida digitale è già iniziata.

Il Rapporto Osservasalute punta sul futuro: una Sanità pubblica più efficiente e digitale

Ecco l’analisi curata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane

Il nostro Paese ha tratto tre insegnamenti dalla pandemia. Innanzitutto, la politica si è convinta ad aumentare le risorse economiche a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale. In secondo luogo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha riconosciuto l’importanza del ruolo dell’assistenza sul territorio come prima linea  di difesa della stessa sanità  pubblica. Infine, si è registrato un crescente utilizzo di strumenti tecnologici in grado di semplificare la gestione del sistema.

A dirlo è la XVIII edizione del “Rapporto Osservasalute”, curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (diretto dal professor Walter Ricciardi) che opera nell’ambito di Vihtali, spin-off dell’Università Cattolica, presso il campus di Roma. Un ampio report di 561 pagine, frutto del lavoro di 242 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università, Agenzie regionali e provinciali di sanità, Assessorati regionali e provinciali, Aziende ospedaliere e sanitarie, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei tumori, Ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco, Istat.

L’Italia, evidenzia lo studio, sta pagando il conto della pandemia. L’aspettativa di vita è calata in un anno di tutto il guadagno ottenuto nel decennio precedente. La mortalità è aumentata – causa l’influenza negativa del Covid – rispetto alla media 2015-2019 per malattie come demenza (+49%), diabete (+40,7%) e cardiopatie ipertensive (+40,2%). Inoltre, il Prodotto interno lordo italiano è crollato di quasi il 9% nel 2020. Certo, ora grazie alla campagna vaccinale e all’arrivo della stagione estiva la situazione sta migliorando in maniera significativa. Tuttavia, nel nostro Paese – si osserva – “il Servizio Sanitario Nazionale ha mostrato i suoi limiti, vittima della violenza della pandemia, ma anche delle scelte del passato che hanno sacrificato la sanità in nome dei risparmi di spesa”.

Dopo il Covid aumentano i fondi pubblici per la Sanità

La buona notizia, invece, è che la sanità pubblica sembra pronta a ripartire su basi più solide e più efficienti. Per esempio, il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard per il 2021 cui concorre lo Stato è stato innalzato a 121 miliardi di euro. Inoltre, la Legge di Bilancio 2021 ha stabilito che tale finanziamento sarà incrementato di 823 milioni per l’anno 2022, di 527 milioni per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025 e di 418 milioni annui a decorrere dall’anno 2026. Altro elemento positivo, come detto, è il crescente utilizzo di strumenti tecnologici in grado di semplificare la gestione del sistema, come testimoniano le numerose iniziative digitali per la facilitazione della gestione dei pazienti durante il periodo pandemico, sia durante la fase di confinamento, sia in fase di uscita dal lockdown. Un cambio di passo che potrebbe essere molto utile in futuro con lo strumento della telemedicina che potrebbe giocare un ruolo chiave nell’abbassamento dei costi del Servizio Sanitario Nazionale, a supporto della sua stabilità e sostenibilità nel lungo periodo.

In questo scenario, conclude lo studio, la prevenzione primaria gioca un ruolo molto rilevante. L’adozione di stili di vita corretti è infatti la premessa per evitare l’insorgere di patologie croniche che rappresentano un dramma per il malato e per la sua famiglia ma anche un elemento di costo rilevante per la sanità pubblica, che nei prossimi anni dovrà anche fare i conti con il graduale invecchiamento della popolazione.

 

PNRR, dobbiamo correre

di Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager

Ci vuole capacità di visione nella vita, ma certo non basta. Non basta se, poi, le cose che si sono immaginate non prendono forma nella realtà. Il PNRR è un programma di intervento maestoso e sarà fondamentale attuarlo in tempi rapidi. Scegliere, pianificare e portare a risultato. Agire, insomma, con metodo manageriale. Il nostro Paese ha fatto delle scelte e ha individuato le priorità: energie pulite, transizione ecologica, competenze digitali, rinnovamento della PA, politiche di inclusione e sostegno del lavoro, e investimenti in sanità, a partire da infrastrutture, personale e innovazione.

La sanità merita particolare attenzione, e non solo perché, come è stato detto, siamo entrati nell’era delle pandemie. Abbiamo imparato a nostre spese la necessità di rafforzare i servizi territoriali e realizzare un vero equilibrio tra offerta pubblica e privata. Il Servizio Sanitario Nazionale è il nostro avamposto, ancorato a quel principio universalistico che ci ha difeso nel momento peggiore e che ora garantisce l’accesso di tutti alla vaccinazione. Il privato deve supportare il sistema integrando le prestazioni, arrivando là dove il pubblico non può o non dovrà più. Dato che abbiamo l’opportunità di spendere, gli investimenti per la salute non possono aspettare. Su questo, dobbiamo essere veloci.

Vises: con la tua firma scriviamo il futuro del nostro Paese

Durante la pandemia, Vises, Onlus di Federmanager, ha sviluppato percorsi di educazione per i giovani. Ecco come sostenerli devolvendo il 5X1000

Le conseguenze della pandemia, già drammatiche nel passato prossimo e nel presente, rischiano di essere particolarmente gravi per il nostro Paese anche in futuro. Soprattutto per i molti giovani che si sono trovati a dover affrontare questo momento così difficile in una fase della vita in cui si iniziano a gettare le basi per costruire il futuro.

La necessaria e ripetuta sospensione delle attività scolastiche in presenza ha infatti aumentato le disuguaglianze e lasciato indietro i ragazzi più fragili. La mancanza di socializzazione, come l’incertezza per il futuro e il timore per il presente hanno così portato tanti studenti a perdere la motivazione, fino all’abbandono della scuola.

Vises, Onlus di Federmanager, ha voluto subito rispondere con determinazione alla crisi, riprogettando in modalità online i propri percorsi ideati proprio per sviluppare e accrescere nei giovani quelle competenze strategiche che offrono la possibilità di essere protagonisti del cambiamento.

Le iniziative “Skills2Start”, “Impresa che fa scuola” e “Bussole” come altre realizzate dai volontari sul territorio, tutte dedicate alle scuole, hanno coinvolto un numero sempre maggiore di ragazzi che hanno trovato nei manager volontari (nel pieno della pandemia) il punto di riferimento per continuare il proprio percorso di crescita, nonostante la delicata situazione della scuola. Una serie di iniziative che ha messo dunque le competenze dei manager stessi al servizio dell’educazione con un obiettivo nobile: generare valore socialmente e ambientalmente sostenibile per scrivere il futuro del nostro Paese.

Per essere parte attiva di un cambiamento che viene ormai avvertito come indispensabile e aiutarci a costruire una società più equa e sostenibile, puoi scegliere di devolvere il tuo 5xmille a Vises. È sufficiente inserire il codice fiscale 08002540584 nello spazio della dichiarazione dei redditi riservato al sostegno al volontariato.

Welfare aziendale, aumenta l’offerta LTC per i dipendenti

Cresce la diffusione del welfare aziendale e, con essa, aumentano le imprese (soprattutto quelle di dimensioni più rilevanti) che offrono, come benefit, l’assistenza a familiari anziani/non autosufficienti. A confermarlo c’è un recente studio Domina, realizzato in collaborazione con Fondazione Leone Moressa, Istituto di studi e ricerche nato nel 2002 da un’iniziativa della Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA.

Già oggi la quota delle aziende che offrono questi tipi di benefit è arrivata a un livello significativo: da un report di Confindustria emerge come abbiano raggiunto quasi il 3% del totale, con una punta tuttavia del 10% tra le imprese con più di 100 dipendenti. Ciò a testimonianza di come il trend sia in forte rafforzamento e di come possa rappresentare una misura indiretta per migliorare la gestione del lavoro di cura o di assistenza delle famiglie italiane.

Del resto, il tema sarà sempre più d’attualità. I numeri dicono che la popolazione italiana continua a invecchiare e che, nel 2040, le persone con almeno 80 anni saranno oltre 6 milioni (il 10% della popolazione totale). Con l’aumentare dell’età crescerà proporzionalmente anche il bisogno di assistenza e sempre più famiglie dovranno fare i conti con i costi dell’assistenza in termini economici e di tempo. Se lo Stato dovrà rispondere almeno in termini di detassazione, i datori di lavoro avranno l’opportunità di aiutare i dipendenti fornendo benefit legati alla conciliazione e alla cura.

L’articolo 12 del CCNL e il ruolo di Assidai

Il nostro Fondo, attraverso il supporto di Praesidium, garantisce la piena aderenza alle prestazioni previste dal contratto in caso di infortuni e malattia

L’articolo 12 è uno dei punti fondamentali del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi. Esso si occupa infatti del “Trattamento di infortunio e malattia da causa di servizio – Copertura assicurativa”. Nel dettaglio, impone alle imprese di stipulare idonee coperture assicurative per garantire tre fattispecie. In primis, in caso di premorienza o invalidità totale e permanente da malattia non professionale va corrisposto un capitale pari a 300.000 euro ove il dirigente abbia coniuge e/o figli a carico, ridotto a 200.000 euro se single. In secondo luogo, in caso di premorienza da infortunio o da malattia professionale, un capitale pari a cinque volte la retribuzione annua lorda. Infine, in caso di invalidità parziale o totale da infortunio o da malattia professionale, un capitale pari a sei volte la retribuzione annua lorda.

Ciò detto, va osservato come il mercato assicurativo proponga un’offerta molto ampia, con premi contenuti, ma talvolta anche poco qualificata e poco specialistica, in particolare proprio per i dirigenti industriali per i quali le aziende hanno un obbligo previsto dal CCNL, al quale il contratto assicurativo deve essere perfettamente aderente.

Il risultato finale? In certi casi una incongruità del contratto stesso, che porta le aziende a dover risarcire direttamente il danno sofferto dal dirigente ogni qualvolta le fattispecie tutelate dal CCNL ex art. 12 non trovino analoga copertura nella polizza. Assidai, da sempre al fianco di aziende e dirigenti, tramite Praesidium, il proprio broker di riferimento, garantisce invece il rispetto di tutte le clausole contrattuali a condizioni economiche molto vantaggiose e fornisce completa assistenza per una corretta istruzione della richiesta di sinistro.

Il nostro Fondo, sul tema, ha del resto vari punti di forza: appartiene al sistema Federmanager e attraverso Praesidium e i suoi Welfare Manager mette a disposizione competenze tecniche specifiche sul welfare aziendale garantendo la gestione del sinistro passo dopo passo e mettendo così l’azienda al riparo da qualsiasi inconveniente possa verificarsi.

Per maggiori informazioni scrivere a Roberto Lo Schiavo, Responsabile Commerciale di Praesidium (roberto.lo.schiavo@praesidiumspa.it) o visitare www.praesidiumspa.it

La parola al Presidente – giugno/luglio 2021

La sanità pubblica del futuro dovrà essere digitale, più efficiente e imperniata sulle cure di prossimità. E il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’opportunità storica per accelerare la trasformazione. Ad affermarlo, nel numero di Welfare 24 di giugno-luglio, è una fonte autorevole come il 18° Rapporto Osservasalute che pone l’accento sulla necessità del cambiamento per rendere più sostenibile, in ottica futura, il Servizio Sanitario Nazionale. Una svolta in cui anche i fondi sanitari integrativi sono chiamati a giocare il proprio ruolo. Anche il Presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, sottolinea come la pandemia abbia evidenziato la necessità di massicci investimenti sul digitale. Infine, il tema dell’Articolo 12 del CCNL, che tutela i dirigenti in caso di infortunio e malattia ma necessita di una totale aderenza dei contratti assicurativi stipulati dalle aziende allo stesso CCNL. Un tema talvolta sottovalutato dalle imprese ma non certo di poco conto. Anche in questo caso, “Assidai è l’interlocutore perfetto”. A dirlo, è Tiziana Rosato, Direttore Human Resources di Missoni, che ha speso elogi importanti per il Prodotto Unico Fasi-Assidai, definendolo “estremamente innovativo, di semplice utilizzo ed economicamente vantaggioso”.

Fringe benefit, incentivi fiscali anche per il 2021

Nel decreto sostegni, appena approvato dal governo, confermato il raddoppio della soglia di detassazione per i fringe benefit a 516 euro

Nuovo intervento, da parte del Governo, a favore del welfare aziendale. Nei giorni scorsi, infatti, con il via libera definito al Decreto Sostegni, è stata raddoppiata anche per il 2021, da 258,23 a 516,46 euro, la soglia di detassazione di beni e servizi riconosciuti ai lavoratori dalle imprese, i cosiddetti fringe benefit.

Di che cosa stiamo parlando e perché si tratta di un provvedimento rilevante? I fringe benefit rappresentano una voce addizionale alla retribuzione corrisposta da un’impresa ai propri dipendenti: un compenso “in natura”, che figura comunque in busta paga, come l’auto aziendale, i buoni pasto, lo smartphone e il pc portatile. Fino allo scorso anno, per tutto ciò era prevista una soglia di esenzione fiscale (il valore di beni e servizi che non concorre al reddito imponibile né ai contributi) di 258,23 euro, mentre con il Decreto Agosto della scorsa estate il limite è stato portato a 516,46 euro.

Una decisione che poteva valere soltanto per il 2020 e che invece il Governo ha confermato anche per il 2021. Si tratta indubbiamente di un ulteriore passo in avanti nell’espansione di un settore, quello del welfare aziendale, che negli ultimi anni ha più volte dimostrato le proprie potenzialità, in termini di soddisfazione del dipendente e di produttività dello stesso, a tutto vantaggio anche dell’impresa. Del resto, dal 2016, l’esecutivo ha progressivamente messo in campo una serie di incentivi, soprattutto di carattere fiscale, per favorire la diffusione del welfare aziendale e, numeri alla mano, si può dire che i primi risultati siano ormai tangibili se si pensa che, di recente, la porzione di imprese attive su questo fronte si è consolidata sopra la fatidica soglia del 50 per cento.

Fuori dal provvedimento sui fringe benefit – va ricordato – sono rimasti invece i buoni pasto, che hanno una specifica disciplina di esenzione. A tale proposito, sempre in tema di fringe benefit, la Legge di Bilancio 2020 aveva introdotto alcune piccole revisioni, agendo in particolare sulle auto a uso promiscuo (cioè i veicoli aziendali) e sui buoni pasto. Per quest’ultimi era stato deciso, infatti, un aumento del limite di esenzione fiscale del ticket elettronico da 7 a 8 euro e una contestuale riduzione della deducibilità del cartaceo (da 5,29 a 4 euro).

Per quanto riguarda invece le auto aziendali era stata introdotta una tassazione correlata e proporzionale ai valori di emissione di anidride carbonica. Le nuove regole, entrate in vigore dal primo luglio 2020 e applicabili solo ai veicoli di nuova immatricolazione, hanno poi subìto alcune ulteriori modifiche lo scorso gennaio.

“È l’occasione per creare una sanità sostenibile”

Intervista all’ex Ministra della salute Lorenzin: “Il PNRR va nella giusta direzione, ma andrà accompagnato da riforme importanti”

In ambito sanitario il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “sta andando sicuramente nella direzione giusta, ma avrà bisogno di un timing molto stretto nelle riforme di accompagnamento, strutturale e di adattamento post Covid”. Secondo Beatrice Lorenzin, ex Ministra della Salute nei Governi Letta, Renzi e Gentiloni, oggi deputata Pd, siamo di fronte a un’occasione storica. Da sfruttare, però, senza commettere l’errore di “considerare il Pnrr come sostitutivo del Fondo sanitario nazionale” ma piuttosto come l’impulso “per strutturare la sanità pubblica su un modello sostenibile”, alla luce delle grandi sfide del futuro, in primis l’invecchiamento della popolazione. In quest’ambito potrebbe essere utile, secondo Lorenzin, definire con precisione il ruolo dei fondi sanitari integrativi come supporto alla sanità pubblica, ferme restando “essenzialità e universalità” di quest’ultima.

Onorevole Lorenzin, come giudica le azioni previste dal Pnrr sulla sanità pubblica?

Positivamente. Si affrontano due grandi macro-temi: da una parte le socio assistenze e la gestione delle cronicità e dall’altra le scienze della vita e l’industria della conoscenza ad essa collegata. Vedo diversi interventi necessari e giusti. Per esempio, sulla prevenzione, indispensabile innanzitutto per affrontare quello che resta del Covid: servirà un potenziamento delle strutture di igiene. Poi c’è il tema delle riforme per affrontare le cronicità, in cui bisogna lavorare sulla medicina di territorio, sulle cosiddette “Case della Salute” e sul welfare di comunità: in pratica con una gestione domiciliare delle cure che non isoli il malato o l’anziano. Senza dimenticare, ovviamente, il tema della Long Term Care. Infine, il Pnrr si occupa del tema della ricerca, con le Ircss finalmente volano della ricerca traslazionale (ndr finalizzata a trasformare i risultati ottenuti dalla ricerca di base in applicazioni cliniche), ma perché ciò avvenga bisognerà licenziare entro dicembre i decreti attuativi della norma che ho presentato sulla sperimentazione clinica.

Grazie al PNRR la sanità pubblica riuscirà ad affrontare le grandi sfide dei prossimi anni?

Ci servirà proprio a questo. Dovrà essere sia una scossa immediata al sistema, sia l’occasione per effettuare grandi investimenti di ristrutturazione del SSN per arrivare a un livello di spesa compatibile e per renderlo resiliente contro altri attacchi, perché un domani dopo il Covid potrebbero arriva- re altre insidie. Insomma, dobbiamo investire per essere competitivi a livello europeo e globale, puntando molto anche sul digitale, sulla capacità di lettura dei big data e sulla diffusione del 5G anche nelle aree rurali, cosa che aprirebbe enormi opportunità sul fronte della telemedicina. Poi, non ultimo, c’è il tema degli investimenti in formazione: sgravare il Fondo sanitario nazionale significa liberare risorse per remunerare nel modo giusto i nostri cervelli, che altrimenti rischiano di andare altrove.

Che ruolo dovranno avere i fondi sanitari integrativi nel panorama della sanità italiana?

Sono un pezzo del sistema. Abbiamo visto il ruolo svolto dal welfare aziendale in questi anni, anche se c’è stata qualche distorsione. Bisognerebbe portare avanti la loro riforma, anche per capire bene chi fa che cosa e che cosa è utile. Lo Stato deve dire cosa gli serve e cosa si aspetta dai fondi integrativi, in modo che si possano coprire gli ambiti in cui è più in difficoltà, facendo risparmiare tutti e mantenendo sempre e comunque i principi di universalità ed essenzialità del Servizio Sanitario Nazionale.