Colpisce 1,4 miliardi di persone ma solo una su quattro riesce a tenerla sotto controllo
Oltre 1,4 miliardi di persone a livello globale convivono con l’ipertensione e solo una su quattro riesce a tenerla sotto controllo. È questo dato, fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che spiega perché il 17 maggio viene celebrata la Giornata dell’ipertensione, accendendo l’attenzione su una delle principali emergenze sanitarie globali e nazionali: la pressione arteriosa elevata, ancora oggi prima causa prevenibile di morte nel mondo.

Si tratta infatti di una condizione spesso priva di sintomi, il cosiddetto “killer silenzioso”, ma che aumenta in modo significativo il rischio di infarto, scompenso cardiaco, ictus e insufficienza renale. In Italia, l’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di morte nel nostro Paese: circa il 30% dei decessi e un impatto economico superiore ai 20 miliardi di euro tra costi sanitari diretti e perdita di produttività. Un carico in larga parte evitabile, intervenendo in modo tempestivo su prevenzione e diagnosi precoce.
“Nonostante le evidenze e gli strumenti disponibili, la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari in Italia resta frammentata e disomogenea, con forti differenze tra Regioni nell’accesso agli screening e alle opzioni di trattamento più efficaci e innovative. Intervenire in modo strutturato sulla prevenzione primaria e secondaria, definendo percorsi di diagnosi e trattamento precoce sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, permetterebbe di individuare precocemente i fattori di rischio, e ridurre eventi aritmici, infarto, scompenso cardiaco e ictus con un complessivo impatto significativo sulla mortalità cardiovascolare”, hanno dichiarato le principali società scientifiche italiane di cardiologia, ovvero ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), AIAC (Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione), Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), ITACARE-P e Società italiana di cardiologia (SIC). Quindi, proseguono gli esperti, “è necessario rafforzare il ruolo del territorio e avviare un programma nazionale di screening cardiovascolare e percorsi diagnostico-terapeutici, accessibili e uniformi, per intercettare e trattare precocemente le persone a rischio, in modo da migliorare gli esiti di salute”.
Come detto, a livello globale si stima che oltre 1,4 miliardi di persone tra i 30 e i 79 anni soffrano di ipertensione, ma circa la metà non è consapevole della propria condizione e solo una minoranza riesce a mantenere valori pressori adeguatamente controllati.
Anche in Italia la diffusione della patologia è molto elevata. Secondo i dati della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA) circa un italiano su tre è iperteso, una condizione che aumenta significativamente con l’età e rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica. In alcuni pazienti, nonostante le modifiche dello stile di vita e le cure farmacologiche, i valori pressori possono rimanere elevati, configurando quadri di ipertensione difficile da controllare: una condizione particolarmente rilevante perché associata a un aumento significativo del rischio di eventi cardiovascolari maggiori.




