Vincenzo

Aderisco con grande piacere all’iniziativa “Ogni abbraccio è una storia da raccontare” inviando una foto dove abbraccio mia moglie, che potrei definire “l’amore di una vita”. Dopo 45 anni trascorsi felicemente insieme avendo goduto insieme l’affetto di tre figli e sei nipoti mi ha improvvisamente lasciato per un veloce e inesorabile male.

Vincenzo Magri

Alberto

Questa foto ritrae un abbraccio tra me e mia moglie nel giorno del nostro matrimonio, che è stato un bel po’ di tempo fa: un abbraccio che è durato 46 anni!

Alberto Mezzogori

Raffaele

Vi trasmetto un abbraccio con mia moglie Laura per rallegrarci, vicino ad un mazzo di fiori
“Non ti scordar di me”. Sono oramai trascorsi ventiquattro anni dal primo intervento che ho subito per un carcinoma dal quale sono guarito, anche grazie al grande amore da parte di mia
moglie Laura, che mi ha fatto sopportare tutte le sofferenze che ne sono conseguite.

Raffaele Molitierno

Giuseppe

La valigia.
Quando entrai in metropolitana la prima volta, mi guardai intorno circospetto. Quanta gente! Uno addosso all’altro con lo sguardo perso nel vuoto. Tra di loro non si parlavano, ognuno con i suoi pensieri, il suo libro, la sua radio, il suo giornale. Tutti sapevano dove andare e magari ci andavano tutti i giorni. Per me era la prima volta che mettevo piede su quel mezzo in quella immensa città. Avevo paura, lo ammetto. Poi tra i tanti notai un volto familiare. Era un signore del mio stesso paese che si era trasferito anni prima. Allora mi rincuorai e mi dissi : “Se ce l’ha fatta lui, ce la farò anch’io!”
Così mi buttai a capofitto nel lavoro, mai una assenza, sempre puntuale: un robot. Un giorno ero in metropolitana e quella telefonata di mio fratello mi fece rendere conto che il tempo stava scorrendo veloce ed avevo dimenticato il resto del mondo. Mia madre non stava bene. Il giorno dopo la diagnosi di carcinoma al colon. Non so perché pensai di aver perso mia madre. La sua immagine tornava sempre nella mia mente a varie età della mia vita, una figura sempre presente, un riferimento che stava per sparire.
Lei ignara si affidò a noi ci seguì fiduciosa con la sua valigia rimediata all’ultimo minuto, lei che non aveva mai viaggiato. Le sue poche cose, il timore di dare fastidio, lo sguardo smarrito per capire cosa stesse accadendo. E poi ogni giorno vederla in ospedale che ci aspettava smarrita e camminava nei corridoi tra me e mio fratello. Lei piccolina e curva, noi molto più alti di lei. A tutti diceva: “Questi sono i miei figli, li ho fatti io!”. A noi invece ripeteva “Non venite tutti i giorni, chissà quanto state spendendo. Non preoccupatevi per me”. Ma noi sapevamo che non vedeva l’ora di abbracciarci, persa come era nello spavento. Poi l’intervento e le dimissioni dall’ospedale.
Poi piano piano il ritorno alla vita in lei ed in noi.
Grazie, perché nessuno sia sottratto all’abbraccio dei suoi cari.

Giuseppe Pasciuti

Franco

Questi sono i miei nipoti con la bisnonna, sul balcone di casa a Novara, ripresi in un abbraccio di protezione quando erano piccoli. Ora, che la bisnonna è novantottenne, il loro stringersi insieme si è trasformato in un tenero abbraccio di sostegno.

Franco Perri

Enrico

Vi invio la foto di un abbraccio generazionale: nonno Enrico che ha quasi 70 anni è affettuosamente abbracciato dal meraviglioso nipotino Enrico di appena 19 mesi.

Enrico Roncallo

Sergio

Vi ringrazio per l’opportunità concessami di potervi inviare questa foto dove sono ritratto con le mie due bellissime nipoti e di condividere con tutti voi la gioia che mi ha procurato questo scatto. Con piacere vi racconto perché per me è stato così importante.
Nel corso del mio percorso professionale prima come dipendente in una società elettromeccanica, poi come imprenditore e Dirigente, incontrai una giovane impiegata che divenne mia moglie e pochi anni dopo nacque la mia primogenita Patrizia. Pochi anni dopo i rapporti con mia moglie si incrinarono sino ad arrivare alla separazione e poi al divorzio. Contemporaneamente alle vicende familiari si presentarono problemi anche a livello aziendale e mi rimisi in discussione anche professionalmente, insomma attraversai un periodo di dure prove. Dopo circa dieci anni mi risposai con una altra signora e purtroppo mia figlia Patrizia, in quell’occasione, interruppe qualsiasi contatto con me.
Avevo ugualmente sue notizie e sapevo che si era sposata e che aveva avuto due figlie che tuttavia non conoscevo.
Il destino volle che anche il secondo matrimonio non continuasse.
Verso la fine del 2015 mia figlia Patrizia, grazie all’intervento della sua amica del cuore, si convinse a riallacciare i rapporti con me e a farmi conoscere le sue due figlie, le mie nipoti Claudia e Chiara, che non avevo mai visto né conosciuto.
Il primo incontro avvenuto a febbraio 2016 è stato emozionante e bellissimo: ho conosciuto finalmente la prima nipote Claudia di 23 anni, laureata in psicologia e maestra di sci, e Chiara di 21 anni, laureanda al terzo anno di giurisprudenza. Amabilmente si sono fatte riprendere nella foto che ho allegato e mi hanno dato la possibilità di rasserenarmi e di fare riflessioni profonde sui valori della vita.
Osservando la loro esuberante giovinezza, il loro impegno nello studio e la voglia di vivere ho finalmente capito che oltre al lavoro ed agli obiettivi economici e di prestigio da raggiungere con sacrificio, esistono altri valori importanti nella vita, che si ritrovano nella serenità della famiglia.
La foto che ho inviato rappresenta i due germogli sbocciati da radici profonde che mi auguro si proietteranno in un futuro luminoso e denso di emozioni forti e costruttive.
Il nonno, ora ottantaquattrenne, ringrazia ancora Assidai per questa gioiosa opportunità di esternare sentimenti trattenuti per troppo tempo.

Sergio Sala

Giorgio

Allego una foto di tanti anni fa in cui sono ritratto in un momento di relax con i miei tre figli: Marco, Matteo e Marta.
Oggi come allora ancora e sempre insieme, accompagnati in questa crescita sempre con Assidai.

Giorgio Luigi Sartirana

Fabio Mario

Allego la foto di un “abbraccio” che mi ha dato grande soddisfazione personale e professionale: è stato eseguito nel 2010 in una serra in Guatemala. Ero lì per una missione dell’ONU, come volontario senior (esperto commerciale marketing) ed ero stato lì anche l’anno precedente.
Avevo raccomandato la creazione di una piccola serra ad una comunità di campesinos, nella zona più povera del paese: l’est, al confine con l’Honduras.
Lo scopo era quello di poter fornire con regolarità pomodori e peperoni a un gruppo di grande distribuzione nella capitale. Senza la serra, non avrebbe potuto esserci regolarità di produzione.
Insieme l’abbiamo progettata e realizzata. Nella foto sono con Alvaro, il responsabile agricolo della cooperativa, di origine Maya. Ci siamo abbracciati per la soddisfazione, avevamo raggiunto un grande obiettivo. Una serra sembra nulla da noi, ma in Guatemala è alta tecnologia che supera i problemi di una natura spesso ostile. Per me, è stato un momento di intensa partecipazione e di grande affetto. La mia missione aveva avuto un senso reale.

Fabio Mario Vezzi

 

Sergio

La fotografia inviata fu scattata negli anni ’60, durante una gita domenicale alle cascate delle Marmore. A quel tempo ero un bambinetto che si sentiva messo un po’ da parte dopo la nascita di una sorellina la quale, inevitabilmente, mi “rubava la scena” e le attenzioni di genitori e parenti. Il giorno della foto i miei genitori vollero conservare un ricordo di quella gita e, inaspettatamente, mi affidarono, per la prima volta, la piccola bambina, mettendomela tra le braccia e allontanandosi alquanto per scattare la fotografia. Io mi sentivo impacciato per “l’incarico” e indispettito dal fatto che anche nella foto doveva esserci la piccola “intrusa”. Ma quel semplice e piccolo gesto di fiducia dei genitori nei miei confronti trasformarono un bambinetto, in realtà un po’ geloso, in un “fratello maggiore”… e fiero di esserlo.

Sergio Vicari