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Medico oncologo in camice bianco che esamina scansioni e radiografie cerebrali su grandi monitor digitali in laboratorio.

Cancro, a 5 anni dalla diagnosi sopravvive il 70%

Pubblicato il 27 Maggio 2026 Assidai In Welfare24 /  

Il dato, elaborato dall’American Cancer Society, è in netto aumento rispetto al 1971, quando si fermava al 50%. Tre i fattori chiave: meno fumo, più screening e nuove cure sempre più efficaci.

Il tasso di sopravvivenza dei malati di cancro a cinque anni dalla diagnosi tocca il 70%: un record e, soprattutto, un progresso straordinario rispetto al 1971 quando solo metà dei pazienti e delle pazienti oncologiche superava questa barriera temporale. Queste statistiche, decisamente confortanti, arrivano dall’ultimo rapporto dell’American Cancer Society, che sottolinea come questo trend sia merito innanzitutto della riduzione del consumo di tabacco: negli Anni Sessanta, circa la metà delle persone a cui veniva diagnosticato un cancro erano fumatori o ex, ma da allora la percentuale di tabagisti e tabagiste negli Usa è scesa dal 44% all’11 per cento.

L’altro fattore cruciale, secondo gli esperti e le esperte dell’American Cancer Society, è la diagnosi precoce. Qualche esempio? Lo screening con mammografia per il cancro al seno, Pap test e ora HPV-DNA test per la cervice uterina, test per la ricerca del sangue occulto nelle feci per il colon-retto, Tac spirale per il polmone e Psa per la prostata. Scoprire una neoplasia in stadio iniziale, infatti, è un fattore determinante sia per accrescere le speranze di guarigione, sia per ricevere trattamenti meno invasivi.

Terzo e ultimo fattore a giocare a favore della sopravvivenza dei malati di cancro è l’arrivo di nuove terapie, che rappresentano un supporto importante anche per i pazienti e le pazienti metastatiche.

Le statistiche americane evidenziano maggiori progressi in alcuni tipi di cancro:

  • seno, colon e prostata, ad esempio, dove sono cresciute molto le diagnosi precoci e sono arrivate numerose nuove terapie efficaci;
  • polmone, dove il tasso di sopravvivenza globale per la malattia metastatica è quintuplicato (passando dal 2% al 10%) grazie all’introduzione di nuovi farmaci;
  • infine un tumore del sangue, il mieloma multiplo, per il quale la sopravvivenza è passata dal 32% negli anni ‘90 al 62% attuale.

Illustrazione medica 3D di cellule tumorali al microscopio con un mirino grafico incentrato sulla cellula principale.

I progressi realizzati in America sono equiparabili a quelli italiani? Assolutamente sì. Anzi, nel nostro Paese la sopravvivenza è migliore che nel resto d’Europa e si registra un calo costante dei decessi per cancro, con un calo accertato del 9% negli ultimi 10 anni.

Come negli Usa, i meriti delle vite salvate vanno distribuiti fra le campagne di prevenzione, gli screening per la diagnosi precoce e l’arrivo di nuove cure, come la cosiddetta target therapy e immunoterapia. Ovviamente, anche per l’Italia le percentuali variano a seconda del tipo di cancro. Ad esempio, la sopravvivenza per il tumore al seno supera spesso l’85-90% a cinque anni, mentre per tumori più aggressivi, come quello al polmone, la sopravvivenza è decisamente inferiore (pur essendo in netto aumento). La buona notizia è che una porzione significativa di pazienti, circa il 27% (con variazioni tra maschi e femmine), raggiunge un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale dopo la diagnosi, arrivando a definire il tumore come una malattia cronica o curabile.

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