Il Professor De Braud: “Abbiamo imparato a conoscere i tumori; gli screening sono cruciali”
“Abbiamo enormi prospettive di miglioramento sulla cura del cancro, possiamo contare su più opzioni terapeutiche e tra le persone sta aumentando la consapevolezza sul valore degli screening”.
È un messaggio di ottimismo quello lanciato dal Professor Filippo De Braud, Direttore del Dipartimento Oncologia Medica ed Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Professore, il 4 febbraio è stata celebrata la giornata mondiale contro il cancro. Qual è il suo significato?
Siamo in un momento particolare, negli ultimi 10 anni in oncologia c’è stata una vera rivoluzione grazie all’aumento delle opzioni terapeutiche. Quest’anno abbiamo voluto dare un segnale sul fronte dell’evoluzione farmaceutica e della visione strategica in un’ottica di multidisciplinarietà. Un percorso gestito da tutti gli attori, in cui la guarigione è possibile anche nella malattia avanzata e/o metastatica grazie a nuove cure, per esempio l’immunoterapia che ha portato un 15-20% di pazienti lungo sopravviventi con cancro al polmone e melanoma. Senza dimenticare la target therapy, che permette una cura con bersagli molecolari e remissioni del cancro che rimangono tali per parecchi anni.
A cinque anni dalla diagnosi è vivo il 70% dei pazienti, negli anni ‘70 era il 50%. A cosa dobbiamo questo miglioramento? Proseguirà in futuro, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale?
Ci sono enormi prospettive di miglioramento. Abbiamo imparato a conoscere meglio le malattie perché le classifichiamo anche in relazione alle loro caratteristiche molecolari e riusciamo anche a capire meglio tanti meccanismi di resistenza alle terapie. L’AI ci aiuterà a vedere meglio quello che non vediamo, analizzando questa nuova moltitudine di informazioni dalla biologia ma anche dalle nuove tecniche di imaging. Sarà un grande passo in avanti, anche se una macchina rimane una macchina, seppur senza i pregiudizi degli umani.
Qual è il valore della prevenzione primaria e quale quello degli screening periodici per abbassare l’incidenza e la mortalità dei tumori?
Lo screening è cruciale. Se abbiamo ottenuto risultati così interessanti che hanno cambiato strategia e prognosi di pazienti con malattie metastatiche, le stesse cure portate in una fase precoce possono aumentare le probabilità di guarigione. Allo stesso tempo, sempre lo screening avrà un impatto importante sulla salute pubblica e sull’aspetto sociale della cura. Il nostro obiettivo è abbassare i costi della sanità pubblica e migliorare i risultati delle cure e ciò si ottiene portando cure innovative in fase precoce dove saranno utilizzate per periodi brevi e con obbiettivo guarigione; sia educando le persone a fare i test giusti e ad avere stili di vita corretti per ridurre il rischio e incidenza dei tumori. Chi fa attività fisica con regolarità ha anche, mediamente, prognosi e successi terapeutici migliori. Evitare il fumo e seguire una dieta equilibrata sono elementi ugualmente importanti perché ciò porta a ridurre, tra l’altro, anche l’incidenza di altre malattie.
Quali sono gli aspetti a darci maggiori speranze nella cura del cancro e quali invece ci inducono a essere più pessimisti?
Le grandi speranze sono soprattutto nella consapevolezza della gente: sta migliorando la cultura e non si mette la testa sotto la sabbia, si fanno i controlli giusti al momento giusto. Un aspetto negativo è l’inquinamento dell’ambiente, in particolare nelle grandi città, che è rilevante e può incidere negativamente sull’incidenza di alcuni tumori.
Vede tipologie di cancro che stanno diventando più frequenti di altre negli ultimi anni?
Ci aspettavamo una riduzione di alcuni tipi di tumore, come mesotelioma o polmone, ma non li abbiamo ancora notati, il case mix non è ancora cambiato molto. Sul tumore del fegato vale lo stesso ragionamento. Notiamo invece un aumento dei tumori del colon nelle persone sotto i 50 anni.
Filippo de Braud è Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore del Dipartimento Oncologia Medica ed Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove esercita l’attività clinica e di ricerca in campo oncologico. È consulente scientifico e membro di Comitati nazionali e internazionali, tra i quali la Commissione Unica del Farmaco del Ministero della Salute e la Commissione Tecnico Scientifica per la valutazione dei medicinali dell’Aifa.











