Siamo secondi tra i grandi Paesi europei, dietro soltanto alla Spagna, grazie anche a un aumento di donatrici e donatori: battute Francia, Regno Unito e Germania Buoni dati anche nel 2025
L’Italia al top nella donazione e nel trapianto di organi, campo in cui si posiziona tra le eccellenze mondiali. A confermarlo sono due documenti chiave: l’ultima Newsletter Transplant del Consiglio d’Europa e il Report annuale 2024 del Centro Nazionale Trapianti (CNT). Da essi si desume infatti che lo scorso è stato un altro anno da record per la rete italiana, con un aumento di donatrici e donatori di trapianti e una crescita delle pratiche più complesse, come la donazione a cuore fermo.
Più nel dettaglio, guardando all’Europa, l’Italia sale sul podio. Con 29,5 donatrici e donatori utilizzati per ogni milione di abitanti, è infatti seconda tra i grandi Paesi europei, dietro la Spagna (48) ma davanti a Francia (28,3), Regno Unito (19,2) e Germania (10,9). Allargando la classifica a tutto il Vecchio Continente, il nostro Paese si colloca invece al sesto posto, preceduto solo da Portogallo (33,5), Repubblica Ceca (32), Belgio (31,7) e Croazia (29,8).
Anche guardando i numeri assoluti, il 2024 è stato un anno di inconfutabile eccellenza: 4.642 trapianti realizzati, con un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. Di questi, 179 in urgenza nazionale e 191 pediatrici (79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore, quattro di polmone). Donatrici e donatori segnalati nelle rianimazioni sono stati 3.165 (+2,3%), mentre quelli effettivamente utilizzati arrivano a 1.730 (+3,6%), con un’età media di 62,6 anni.
Tra i 221 ospedali coinvolti nella rete nazionale, spiccano: Città della Salute e della Scienza di Torino con 440 trapianti; Ospedale di Padova con 413; Ismett di Palermo a quota 276. Padova guida la classifica per trapianti di rene (217) e polmone (41), Torino è prima per fegato (179), mentre il Policlinico di Bari si conferma il primo centro italiano per trapianti di cuore (73). Per il pancreas, infine, il primato va al San Raffaele di Milano (14).
“I dati del report europeo e quelli pubblicati dal Centro Nazionale Trapianti testimoniano l’impegno costante della Rete nazionale e il valore di una collaborazione che coinvolge istituzioni, professionisti sanitari, volontari e cittadini – ha sottolineato il Direttore Generale del CNT Giuseppe Feltrin – Tra gli elementi qualificanti del nostro sistema, che anche stando ai numeri preliminari del 2025 cresce nella capacità di risposta, c’è certamente l’allargamento del pool di donatrici e donatori, sia grazie a un lavoro estremamente efficace della task force nazionale di valutazione del rischio, che supporta i professionisti nelle rianimazioni, sia grazie alla crescita sempre più decisa della donazione a cuore fermo”.
Quest’ultima è una nicchia che sta guadagnando sempre più spazio ed è meritevole di nota. Si tratta della donazione a cuore fermo, cresciuta nel 2024 del 34,6%, con 284 prelievi (il 16,4% del totale delle donazioni). È l’incremento più alto d’Europa, a eccezione della Spagna. Un risultato reso possibile anche dalla normativa italiana, che impone 20 minuti di osservazione per la dichiarazione del decesso con criteri cardiaci, contro i 5–10 minuti adottati mediamente all’estero. Una tutela maggiore per chi dona e un segno di grande attenzione etica. Fino a pochi anni fa questa pratica era considerata pionieristica; oggi, secondo il Centro Nazionale Trapianti, i risultati clinici dei trapianti da donazione a cuore fermo sono sovrapponibili a quelli da donatrice o donatore in morte cerebrale.
I numeri:
- 4.642 trapianti realizzati nel 2024
- +3,9%rispetto all’anno precedente
- 3.165 donatori segnalati nelle rianimazioni (+2,3%)
- 29,5 donatori utilizzati per ogni milione di abitanti











