Gennaio è il mese internazionale per sensibilizzare la popolazione su questa patologia, che colpisce maggiormente le donne tra 55 e 65 anni, e sull’importanza di screening e vaccino.
Gennaio è il mese della prevenzione del tumore del collo dell’utero (cervice uterina), focalizzato sulla sensibilizzazione riguardo al vaccino HPV e allo screening per la diagnosi precoce. Questa neoplasia, causata quasi esclusivamente dal virus HPV e molto comune tra le donne giovani – colpisce maggiormente quelle tra 55 e 65 anni ma non sono rari i casi in età inferiore – è prevenibile e curabile. La sua incidenza (e mortalità) è stata abbattuta da una parte, appunto, grazie al vaccino (efficace e gratuito) e dall’altra parte con l’introduzione del Pap test che consente di identificare alterazioni cellulari in epoca precoce, prima della loro evoluzione in carcinoma invasivo.
Questa patologia è spesso asintomatica, soprattutto nelle fasi iniziali. Segnale tipico è il sanguinamento vaginale che, in fase avanzata, può essere accompagnato da dolore pelvico spontaneo e/o durante rapporti sessuali. La comparsa di secrezioni vaginali anomale può essere un’altra manifestazione della neoplasia. Nella maggior parte dei casi, come detto, questo tumore viene diagnosticato comunque in assenza di sintomatologia, grazie all’utilizzo di validati strumenti di screening, che proprio per questo diventano ancora più importanti.
È stato dimostrato che il tumore del collo dell’utero nel 95% circa dei casi ha come causa l’infezione da Papillomavirus e che circa l’80% delle donne contrae l’infezione nel corso della propria vita.
Nella maggior parte dei casi il virus viene facilmente eliminato dall’organismo, quindi l’infezione è temporanea e tende a regredire spontaneamente in uno o due anni, senza causare lesioni uterine (cosiddette precancerose). Nella piccola percentuale di donne in cui l’infezione diventa persistente, soltanto una parte sviluppa le lesioni che precedono il cancro invasivo.











