La corsa all’oro dell’obesità. Così, alcune persone esperte del settore biomedicale definiscono il boom del mercato dei farmaci agonisti del GLP-1 (anche noti come farmaci anti obesità), che potrebbe raggiungere una dimensione pari a 150 miliardi di dollari nel 2031.
La concorrenza tra le grandi case farmaceutiche globali – a partire dalla danese Novo Nordisk, (che in Borsa, proprio grazie al proprio ruolo di pioniera nel settore, era arrivata a valere più del prodotto interno lordo di tutta la Danimarca) per arrivare alla sua grande rivale, l’americana Eli Lilly – che sta inoltre abbassando i prezzi di questi farmaci.
Grazie a questa dinamica, secondo la banca d’affari Goldman Sachs, in un futuro prossimo questi farmaci potrebbero essere utilizzati da 70 milioni di consumatrici e consumatori in tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti, la Bank of America prevede che 48 milioni di persone assumeranno semaglutide (il principio attivo di Ozempic e Wegowy, entrambi prodotti da Novo Nordisk) entro il 2030.
Ma come nascono questi farmaci? Come funzionano e quali sono le principali controindicazioni?
Proviamo a rispondere nel dettaglio a queste domande, per spiegare un fenomeno che ormai, in Italia e nei principali Paesi sviluppati, ha assunto dimensioni estremamente rilevanti, complice anche il coinvolgimento di diverse star internazionali e la cassa di risonanza offerta dai social media.
Fermo restando il fatto, però, che nessun farmaco può sostituirsi all’adozione di stili di vita corretti e a un’alimentazione equilibrata per mantenere il proprio peso sotto controllo.
Come funzionano i farmaci anti-obesità?
L’AIRC illustra in modo dettagliato come i farmaci agonisti del recettore GLP-1 limitano l’azione di un ormone prodotto naturalmente dall’intestino, il glucagon-like peptide-1 (GLP-1 ne è appunto l’acronimo), che regola la glicemia e l’appetito.
Si tratta di diverse molecole in grado di stimolare la secrezione di insulina e di ridurre allo stesso tempo il rilascio di glucagone, un ormone secreto anch’esso dal pancreas, che aumenta i livelli di zucchero nel sangue.
Tra gli effetti indiretti di questi farmaci vi è un rallentamento dello svuotamento gastrico e un aumento del senso di sazietà.
In ogni caso, nell’insieme aiutano a tenere sotto controllo la glicemia nelle persone con diabete di tipo 2 e, allo stesso tempo, a ridurre il peso corporeo.
A quali pazienti possono essere somministrati?
Ma per chi sono indicati e approvati?
Principalmente, i farmaci anti obesità trovano impiego nel trattamento di pazienti con diabete di tipo 2 che necessitano di migliorare il controllo glicemico.
Inoltre – ed è questo l’aspetto che sta contribuendo all’esplosione del mercato di riferimento – sono altresì approvati per le persone adulte obese (con indice di massa corporea superiore o uguale a 30) oppure in sovrappeso (con indice di massa corporea maggiore o uguale a 27) aggravate dalla presenza di ipertensione, dislipidemia o apnea del sonno.
La prescrizione per la perdita di peso richiede l’assenza di controindicazioni e deve essere accompagnata da modifiche dello stile di vita, che preveda un’alimentazione varia ed equilibrata e lo svolgimento di un’attività fisica regolare.
Un punto, quest’ultimo, che rappresenta un elemento cruciale della prevenzione primaria e su cui Assidai effettua un lavoro di informazione e sensibilizzazione, perché è riconosciuto essere il fattore chiave per evitare l’insorgere di malattie croniche.
I principali farmaci oggi sul mercato
Nell’ambito dei cosiddetti farmaci antiobesità, i principi attivi oggi maggiormente utilizzati sono i seguenti:
- semaglutide, conosciuto con il nome commerciale Ozempic per il diabete e Wegovy per la perdita di peso;
- liraglutide, noto con il nome commerciale di Victoza per il diabete e di Saxenda per la perdita di peso;
- tirzepatide, commercializzato come Mounjaro per il diabete e Zepbound per la perdita di peso.
Questi farmaci vengono somministrati tramite iniezioni sottocutanee con frequenza variabile, da giornaliera a settimanale – anche se le case farmaceutiche sono al lavoro per offrire la possibilità di assunzione orale (anche in questo caso il duello è tra Novo Nordisk ed Eli Lilly) – e sono soggetti a prescrizione medica.
Effetti positivi ed effetti collaterali
Quali sono gli effetti positivi di questi farmaci e quali quelli collaterali?
I risultati più recenti rivelano che tra i risultati non c’è soltanto una perdita di peso rilevante, ma ci sono anche effetti benefici su diversi aspetti della salute metabolica.
Qualche esempio?
Uno studio ha rivelato che le persone trattate con tirzepatide hanno perso in media il 26,6% del loro peso corporeo dopo 72 settimane dall’inizio della terapia (contro il 3,8% del gruppo che ha assunto un farmaco placebo). La semaglutide ha portato a una perdita di circa il 15% del peso corporeo in 68 settimane. E tutto ciò senza mettere in pratica programmi intensivi di dieta ed esercizio fisico.
Come evidenziato, oltre alla riduzione del peso, alcuni studi hanno mostrato benefici aggiuntivi. La semaglutide può ridurre del 20% circa il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari gravi, come infarto e ictus, in persone con obesità e malattie cardiovascolari preesistenti, indipendentemente dalla presenza di diabete.
Inoltre, in una review pubblicata nel 2025 sull’European Journal of Pharmacology, alcuni ricercatori hanno analizzato diversi adulti non diabetici con obesità o sovrappeso e i risultati ottenuti hanno confermato che i farmaci anti GLP-1 possono portare a una perdita di peso significativa, un miglioramento di diversi parametri metabolici e una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle persone predisposte.
Tra gli effetti collaterali più diffusi di questi farmaci ci sono invece nausea, vomito, diarrea e costipazione, generalmente di entità lieve e temporanea, che si manifestano soprattutto nei primi mesi dopo l’inizio del trattamento. Tra gli effetti indesiderati rari invece ci possono essere infiammazioni del pancreas e calcoli biliari.
Boom delle vendite in Italia
Anche in Italia cresce l’uso dei nuovi anti obesità, gli analoghi del GLP-1, come evidenziato dall’ultimo e recente rapporto OsMed 2024, realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (l’Aifa).
Nel 2024 i farmaci antidiabetici – come riportato anche dal Sole 24 Ore – hanno registrato una spesa pubblica complessiva di 1,642 miliardi di euro, con un aumento del 13,2% rispetto al 2023. Sono, infatti, lievitati sia i consumi (+4,3%) sia il costo medio per dose (+8,3%), con uno spostamento dei consumi verso categorie di farmaci di più recente introduzione in terapia, come gli analoghi del GLP-1, le gliflozine e le loro associazioni.
In particolare, gli analoghi del GLP-1, a cui appartiene la semaglutide, nonostante una riduzione del costo medio pari all’1,8%, registrano un aumento di spesa dell’11,5% e dei consumi del 13,3%, con la sola semaglutide che cresce rispettivamente del 58,4% e del 59,8%.
Nel 2024 sono la categoria, da sola o in associazione alle insuline, che registra l’indice costo annuale per utilizzatore più elevato (722,50 euro per gli analoghi del GLP da soli e 736,10 euro in associazione alle insuline). Le gliptine da sole registrano un aumento di spesa (+35,5%) attribuibile – precisa il report – esclusivamente all’incremento del costo medio per giornata di terapia (+40,3%), considerando la contrazione del 3,7% dei consumi.
Infine, per le gliflozine da sole si rileva un aumento di spesa del 39,6% e dei consumi del 45,1% (ma una riduzione del costo medio per giornata di terapia del 4,1%).
La metformina, quando usata da sola, è ancora il farmaco più utilizzato nel trattamento del diabete (23,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti), pari al 31,5% del totale, mentre i nuovi farmaci agonisti dei recettori GIP e GLP-1, rappresentati dalla tirzepatide, sono la categoria a maggior costo medio per giornata di terapia con un valore di 130,57 euro, conclude il report.











