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età biologica e età anagrafica

Italiani: a 75 anni ne dimostrano 65

Pubblicato il 22 Marzo 2019 M4ster@Assidai In Home page, News /  1

L’Italia si conferma non solo come uno dei Paesi più in salute del pianeta, ma anche come uno dei luoghi in cui si invecchia meglio. A dirlo è uno studio pubblicato da “The Lancet Public Health”, che evidenzia in linea generale un concetto molto chiaro: nel mondo l’invecchiamento e il peggioramento delle condizioni di salute non viaggiano alla stessa velocità. Anzi, in taluni Paesi dietro un’età anagrafica avanzata c’è uno stato di salute tipico di una persona più giovane e, ovviamente, in altri Stati può accadere l’esatto contrario. Per esempio, i disturbi legati all’età tipici di un individuo di 65 anni in Giappone e Svizzera arrivano in media a 76 anni e in Papua Nuova Guinea (ultimo in questa speciale classifica) si manifestano già a 46 anni, con una forbice di ben 30 anni rispetto ai Paesi più “sani”.

Il valore della prevenzione contro l’invecchiamento precoce

Qual è il significato di questi numeri?

Rappresentano un pericolo ma anche un’opportunità per i futuri Governi e per le prossime classi dirigenti che dovranno disegnare il futuro del sistema sanitario, poiché gli effetti negativi dell’invecchiamento possono giocare un ruolo determinate.

sottolinea Angela Chang, esperta del Center for Health Trends and Forecast all’Università di Washington, commentando lo studio. Non solo, aggiunge l’esperta, i problemi di salute legati all’età possono portare a pensionamenti anticipati, a una contrazione della forza lavoro complessiva e a una spesa sanitaria più elevata. Tutti temi più volte sollevati anche da Assidai: una prevenzione primaria efficace, in primis con l’adozione di stili di vita sani e di un’alimentazione equilibrata, e una prevenzione secondaria altrettanto puntuale, con screening medici puntuali nel tempo, consentono invece di evitare l’insorgere di malattie croniche e, al tempo stesso, di avvicinarci alla terza età nel modo ideale, vivendo gli anni più delicati della nostra esistenza in buone condizioni di salute.

Scendendo nel dettaglio dell’analisi pubblicata da “The Lancet Public Health” si scopre in ogni caso che il nostro Paese è decisamente ben posizionato: a quasi 75 anni lo stato di salute di un italiano medio è “più giovane” di circa dieci anni. In parole povere, a 75 anni ne dimostriamo 65: merito delle nostre abitudini di vita e anche della dieta mediterranea, che ogni anno riceve riconoscimenti internazionali per gli effetti benefici sulla salute.

Al primo posto della speciale classifica ci sono giapponesi e svizzeri: in questi Paesi, infatti, gli anziani sono a lungo in buona salute e il carico di patologie del “65enne medio” si riscontra in un individuo di 76,1 anni, seguono Francia e Singapore con 76 anni, il Kuwait con 75,3, la Corea del Sud e la Spagna con 75,1 anni; in ottava posizione si trova l’Italia con 74,8 anni. Fuori dai primi dieci gli Stati Uniti, con un livello più vicino all’età anagrafica: 68,5 anni. Agli ultimi posti, invece, oltre alla Papua New Guinea (con 45,6 anni), ci sono Afghanistan (51,6), Guinea-Bissau (54,5) e Lesotho (53,6).

I veri killer? Le malattie croniche

Un altro risultato di rilievo dello studio è un trend che emerge in modo netto: nel 2017 le popolazioni di 108 Paesi oggetto di analisi (più della metà del campione) hanno evidenziato una precoce manifestazione dei problemi di salute legati all’invecchiamento, mentre in 87 Stati è stata più rallentata. Inoltre le patologie associate a più decessi e a più anni di vita persi per mortalità e disabilità erano tre:  attacchi ischemici, emorragie cerebrali e la broncopneumopatia cronico-ostruttiva. Insieme ai tumori sono le malattie croniche per eccellenza, i principali killer a livello mondiale – a dirlo sono i numeri dell’OMS – che vanno “disarmati” o perlomeno depotenziati attraverso la prevenzione primaria e secondaria. A quest’ultima, per esempio, appartiene l’ultima campagna di prevenzione, totalmente gratuita per gli iscritti, promossa da Assidai lo scorso giugno contro l’ictus attraverso il pacchetto Healthy Manager, che permetteva di effettuare l’esame ecocolordoppler dei tronchi sovraortici per rilevare eventuali stenosi carotidee.

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