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sistemi sanitari confronto

Sistemi sanitari europei ed extra-europei a confronto

Pubblicato il 5 Ottobre 2017 M4ster@Assidai In Home page, News /  1

Domanda apparentemente banale, ma alla quale in pochi saprebbero rispondere: che cosa succede se vi rompete un braccio in Germania, negli Stati Uniti o a Singapore? Quanto vi costa essere curati in ospedale? Al di là dei luoghi comuni più diffusi – per esempio che negli USA, al pronto soccorso, viene chiesta prima di ogni altra cosa la carta di credito – ogni Paese ha le sue specificità con un elemento, comunque, ricorrente: in molti Stati l’assicurazione sanitaria (pubblica o privata che sia) è ormai obbligatoria, in Giappone addirittura anche per i disoccupati.

A questo proposito, Business Insider International ha realizzato un’interessante inchiesta internazionale in cui, per nove Paesi “rappresentativi” di tutto il mondo, cioè Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Nigeria, Singapore, Svezia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Giappone, ha risposto al quesito che ci siamo posti all’inizio, ovviamente mettendosi nei panni di un cittadino autoctono. Va anche precisato che, nell’inchiesta stessa, si parla soltanto di assicurazioni sanitarie senza citare i fondi sanitari integrativi come Assidai, che sono una peculiarità del nostro Paese e, in talune fattispecie, offrono una copertura simile.

Svezia, Gran Bretagna e Italia: vince il welfare di Stato

Partiamo dalla Svezia, dove trionfa il welfare di Stato: l’assistenza sanitaria di emergenza è finanziata dal Governo e il paziente deve pagare tra i 35 e 45 dollari per la visita all’ospedale, se è assicurato gli verrà rimborsata anche questa somma. Circa 650mila svedesi su 10 milioni hanno un’assicurazione sanitaria privata, ma si tratta di un numero, secondo gli esperti, destinato a salire. La Svezia è un caso ormai molto raro, assieme alla Gran Bretagna e all’Italia.  Anche a Londra le cure mediche per un braccio rotto non avrebbero nessun costo, perché la sanità è finanziata dai contribuenti attraverso un’apposita tassa, anche se le aziende possono ovviamente offrire un’assicurazione privata. Nel nostro Paese, come noto, non serve una polizza per essere curati in un ospedale pubblico, a seconda del problema e delle necessità c’è il pagamento di un eventuale ticket, anche se a volte si propende per il privato, perché garantisce tempi di cura e costi, per alcune prestazioni specifiche, addirittura inferiori del ticket pubblico.

Dove l’assicurazione sanitaria è obbligatoria

Passiamo ora invece a quegli Stati, che rappresentano la maggioranza, in cui l’assicurazione è obbligatoria. In Germania, per esempio, dove la polizza (di importo proporzionale al reddito) viene pagata metà dal datore di lavoro e metà dal dipendente (gli viene sottratta dal salario): con essa un braccio rotto non “costa” nulla. Stessa musica nei Paesi Bassi, dove la polizza assicurativa di base è obbligatoria (con una franchigia annua complessiva di 350 euro) e costa in media 109 euro al mese. Si tratta di un’assicurazione privata, ma è lo Stato a decidere cosa copre e, nel caso, a compensare alcune compagnie, che hanno in portafoglio molti clienti ad alto rischio. In buona sostanza, i Paesi Bassi rappresentano uno Stato in cui il tandem pubblico-privato sembra lavorare con efficacia per garantire una copertura sanitaria all’altezza a tutti i cittadini.

Spostiamoci ora nel Sud-Est Asiatico. A Singapore c’è un’assicurazione gestita dallo Stato che provvede alla copertura delle cure ricevute negli ospedali pubblici e che può essere integrata con polizze private. Senza di essa, la sola visita di pronto soccorso per un braccio rotto (inclusi test e radiografie) costerebbe 85 euro circa. In Giappone, invece l’assicurazione pubblica è obbligatoria, anche per i disoccupati (per chi lavora molto spesso è un benefit erogato dai datori di lavoro, compreso nel più ampio universo del welfare aziendale).  Per quanto riguarda invece l’intervento in pronto soccorso per un braccio rotto, i pazienti di solito pagano tra il 10% e il 30% del costo mentre il resto (su un totale di circa 600 euro) è coperto appunto dallo Stato. In Africa, in particolare in Nigeria, l’assicurazione privata (spesso stipulata dal datore di lavoro) è praticamente obbligatoria, se si pensa che un braccio fratturato, negli ospedali pubblici, può costare oltre 650 dollari esclusi i costi aggiuntivi.

Infine gli Stati Uniti, dove l’assicurazione è imprescindibile visti i costi altissimi della sanità. Nella zona di San Francisco rompersi un braccio e avere un’assicurazione con una franchigia elevata può costare anche 1200 dollari; in assenza di polizza il costo stesso sale alle stelle. La maggioranza degli americani ha un’assicurazione pubblica (i famosi piani Medicare e Medicaid finanziati dal Governo) o privata, che invece per molti cittadini è fornita dal datore di lavoro. Secondo le ultime ricerche, in particolare una realizzata dal centro di sondaggi Gallup, oltre l’11% degli americani non ha nessuna assicurazione sanitaria e per questo devono affrontare costi devastanti per affrontare un’emergenza medica.

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