Tra le ragioni, il progressivo invecchiamento della popolazione e le scarse conoscenze sulla causa della patologia. Le iniziative e la nuova survey dell’Istituto Superiore di Sanità
In Italia ci sono attorno a 300mila persone con Parkinson e circa 600 mila familiari: questa malattia costituisce per impatto sanitario e sociale la seconda patologia neurodegenerativa dopo la demenza e si stima in Italia un costo annuo complessivo di circa 8 miliardi e mezzo di euro.
È quanto emerge dai numeri dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che evidenzia come entro il 2050 il numero di casi raddoppierà solo in parte a causa del progressivo invecchiamento della popolazione generale ma anche perché i determinanti causali sono essenzialmente ancora ignoti e non sono quindi ancora disponibili strategie di prevenzione efficaci.
A tal proposito, va ricordato che la malattia di Parkinson è inserita nel Piano nazionale della cronicità approvato, nella nuova edizione, in Conferenza Unificata il 23 ottobre 2025. E che l’Istituto Superiore di Sanità sta contribuendo alle attività promosse dal Tavolo di lavoro nazionale promosso dalla Confederazione Parkinson Italia che coinvolge associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni ed esperti di diverse professionalità.
Due risultati concreti sono stati già raggiunti.
Sono state redatte le prime linee di indirizzo nazionali per i Percorsi diagnostici assistenziali del Parkinson che mirano a superare l’attuale disomogeneità territoriale e a offrire alle Regioni e Province autonome uno standard di qualità a cui adeguarsi.
Il secondo risultato è la stesura di un protocollo di studio per l’avvio della più ampia indagine nazionale mai condotta in Italia sui principali bisogni clinico-assistenziali delle persone con Parkinson e dei loro familiari. La survey, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, verrà condotta nei prossimi mesi e i risultati saranno disponibili entro la fine dell’anno.




