Secondo l’Osservatorio Nazionale gli stili di consumo stanno diventando più rischiosi fin dai giovanissimi. Difficile intercettare i soggetti precoci: il rischio è un aumento delle cronicità
Il rapporto 2024 dell’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) delinea un quadro allarmante sui consumi di alcol in Italia, evidenziando un progressivo abbandono del modello tradizionale mediterraneo a favore di stili più rischiosi.
Sono circa 36 milioni gli italiani e le italiane che consumano alcolici, ma il dato più critico riguarda gli 8 milioni di persone (21,8% degli uomini e 9,1% delle donne sopra gli 11 anni) che lo fanno mettendo a rischio la propria salute. Tra queste, 730mila hanno già sviluppato danni fisici o mentali correlati, ma solo una minima parte (l’8,3%) è attualmente presa in carico dal Servizio Sanitario Nazionale, evidenziando un grave deficit nell’intercettazione precoce dei soggetti fragili.
Il fenomeno del binge drinking (consumo di grandi quantità di alcol in breve tempo con l’obiettivo dell’ubriachezza) è in forte ascesa: coinvolge oggi 4,45 milioni di persone.
L’incremento è particolarmente drammatico tra la popolazione femminile, dove in dieci anni si è registrato un aumento dell’84%. Parallelamente, crescono i consumi fuori pasto tra le donne, che raggiungono il 24,6%. Questo cambiamento espone le donne a rischi specifici, come l’aumento del rischio di tumore alla mammella, tema su cui l’ISS sollecita una comunicazione più capillare e urgente.
I giovani rimangono una fascia ad altissima vulnerabilità: si contano 1,27 milioni di consumatori a rischio tra gli 11 e i 24 anni, di cui ben 580mila minorenni. Anche tra le persone anziane (over 65) le criticità sono elevate, con 2,45 milioni di soggetti a rischio. In questa fascia, l’alcol è spesso legato a consumi abituali eccedentari di vino, rendendoli uno dei target meno raggiunti dalle campagne di prevenzione.
Per contrastare questa emergenza, l’ISS promuove l’adozione dell’IPIB (Identificazione precoce e intervento breve), una strategia volta a formare il personale sanitario per intercettare i consumatori a rischio prima che i danni diventino cronici.
La sfida per il futuro consiste nel rafforzare la prevenzione e migliorare l’accesso ai servizi, puntando su una maggiore consapevolezza dei rischi sociali e sanitari legati a un consumo che è sempre meno conviviale e sempre più compulsivo.




