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Primo piano del Professor Mario Zappia, Presidente della Società Italiana di Neurologia, per un'intervista specialistica.

Malattie neurologiche, la prevenzione è cruciale. Da ricerca e cure passi chiave per il futuro

Pubblicato il 2 Marzo 2026 Assidai In Welfare24 /  

Il Professor Zappia: “Nei trial clinici alcune terapie hanno frenato la demenza di Alzheimer”

Le malattie neurologiche? “Rappresentano la prima causa mondiale di disabilità, dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione, che è fondamentale”.

La ricerca? “Ha fatto passi importanti, anche per quanto riguarda le malattie neurodegenerative e molte malattie rare”.

Il Professor Mario Zappia a fine ottobre è stato nominato Presidente della Società Italiana di Neurologia e, anche per il suo mandato biennale, ha idee molto chiare:

“Vogliamo diventare uno dei pilastri della sanità pubblica italiana: tra invecchiamento demografico e innovazione terapeutica i prossimi anni presenteranno sfide importanti e noi vogliamo dare il nostro contributo.”

Professor Zappia, quali sono i principali disturbi neurologici e quanti sono gli italiani che ne soffrono?

In Italia abbiamo circa il 20% della popolazione che soffre di cefalea in modo cronico, significa 12 milioni di persone: un problema sanitario ma anche sociale se si pensa ai giorni di lavoro perduti. Abbiamo 1,5 milioni di persone colpite da demenza, 400mila dal Parkinson, 200mila dalla sclerosi multipla; inoltre circa 700mila traumi cranici l’anno che rappresentano un grave problema non solo per l’elevata mortalità, ma anche per gli esiti disabilitanti. Poi ci sono le malattie rare, su cui c’è una rinnovata attenzione sia perché chi ne è colpito la merita sia perché per alcune di esse stanno emergendo terapie innovative geniche o di tipo immunologico.

Quanto è importante la prevenzione primaria (abitudini di vita) e quanto quella secondaria (diagnosi precoce) in campo neurologico?

Uno dei temi che vorrei portare avanti nel mio mandato è proprio la prevenzione, perché fino ad adesso purtroppo nelle patologie neurologiche non è stato fatto abbastanza. Basta vedere come, grazie ad adeguate campagne informative, è stata ridotta l’incidenza del cancro o delle malattie cardiovascolari. Anche per le malattie neurodegenerative molti dei fattori di rischio, a partire dagli stili di vita, sono modificabili. Ecco, anche in neurologia dobbiamo partire senza indugio con campagne di prevenzione rivolgendoci anche alla popolazione giovanile-adulta, alla quale vanno raccomandate una corretta igiene del sonno, una buona socialità e un’attività cognitiva e mentale sostenuta. Per quanto riguarda gli screening, invece, stiamo lavorando molto sui biomarcatori di malattia per cogliere il processo patologico all’inizio delle manifestazioni cliniche: queste campagne, tuttavia, saranno sempre più importanti quanto più avremo farmaci effettivamente efficaci per combattere queste patologie.

In questi anni quali sono stati i cambiamenti più rilevanti nelle malattie neurologiche grazie alla ricerca?

La ricerca in neurologia ha fatto passi da gigante. Pensiamo alla sclerosi multipla: in 20-25 anni i farmaci hanno cambiato radicalmente in bene la storia naturale di questi pazienti, dando loro un maggior numero di anni senza o con scarsa disabilità, arrestando quasi il decorso di malattia. Anche per l’ictus sempre più pazienti sopravvivono e hanno minori danni residui. Insomma, la neurologia che fino ad alcuni anni fa veniva considerata una disciplina frustrante per il clinico, oggi permette al neurologo di avere maggiore fiducia nelle armi terapeutiche a disposizione per curare le persone.

Quali sono le prospettive per trovare cure efficaci contro la demenza?

Siamo sulla buona strada. Alcune terapie immunologiche con anticorpi che vanno ad aggredire alcune proteine che si ritiene essere coinvolte nel processo degenerativo hanno dimostrato nei trials clinici di poter frenare il progredire della demenza di Alzheimer. A tal proposito le autorità sanitarie americane ed europee hanno approvato l’uso di questi farmaci, cosa che probabilmente farà anche l’AIFA nei primi mesi del 2026 in Italia. Tuttavia, questi farmaci non possono essere somministrati a tutti i pazienti, che vanno selezionati al fine di ottimizzare le risorse disponibili ed avere garanzia di efficacia e possibilmente senza effetti indesiderati.

Lei è stato da poco nominato Presidente della Società Italiana di Neurologia: quali sono gli obiettivi della Società e quali i propositi per il suo mandato?

Abbiamo 4mila soci, metà sono donne e il 45% ha meno di 40 anni: la Società è vivace e piena di iniziative e si propone di diventare un pilastro della sanità pubblica in Italia. Questo perché l’invecchiamento demografico nel nostro Paese porterà a un aumento delle patologie di tipo neurodegenerativo. Inoltre l’innovazione terapeutica permetterà di frenare determinate patologie, come la demenza di Alzheimer. I costi elevati di queste terapie pongono tuttavia un problema di sostenibilità del sistema. Spetterà a noi, come esperti di queste malattie, suggerire ai decisori politici le migliori misure per organizzare al meglio le risorse disponibili.

Mario Zappia è il nuovo Presidente della Società Italiana di Neurologia. Il Professor Zappia ha iniziato la propria carriera accademica all’Università di Catanzaro, per poi proseguire come Professore ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania, dove opera tutt’ora. Attualmente dirige anche l’UOC di Clinica Neurologica ed è Direttore del Dipartimento ad Attività Integrata delle Neuroscienze, Organi di Senso e Apparato locomotore dell’AOU Policlinico G. Rodolico – S. Marco di Catania.

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