Questa malattia colpisce circa sei persone ogni 10mila, è quasi due volte più frequente nelle donne e compare spesso intorno ai vent’anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età.
L’orticaria da freddo è una condizione in cui il contatto con aria, acqua o oggetti freddi scatena una risposta anomala del sistema immunitario, con comparsa di pomfi, gonfiore, dolore e, nei casi più gravi, un’anafilassi potenzialmente letale. Questa malattia colpisce circa sei persone ogni 10mila, è quasi due volte più frequente nelle donne e compare spesso intorno ai vent’anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età. Per fortuna, la prognosi non è sempre negativa: tra il 24% e il 50% dei pazienti e delle pazienti migliora nel tempo, fino a una possibile remissione completa. Ma il percorso è imprevedibile e, nel frattempo, la convivenza con la malattia può essere complessa e rischiosa.
A parte alcune rarissime cause genetiche, il motivo per cui alcune persone sviluppano l’orticaria da freddo primaria resta sconosciuto.
L’unica certezza è il coinvolgimento dei mastociti: sono cellule «sentinella» del sistema immunitario, molto presenti nella pelle. Quando i mastociti vengono attivati, rilasciano una sostanza chimica chiamata istamina. Si può pensare all’istamina come a un allarme che richiama altre cellule immunitarie nella zona interessata. Inoltre, fa sì che i vasi sanguigni si dilatino e diventino più «permeabili», causando il tipico gonfiore, arrossamento e prurito. Di norma questa risposta è utile ma nel caso dell’orticaria da freddo è un falso allarme perché l’organismo mette in atto una risposta immunitaria completa senza che ci sia nulla da combattere.
Il trattamento di base è rappresentato dagli antistaminici, assunti prima dell’esposizione al freddo. Ma la scelta del farmaco va personalizzata e la terapia deve essere continuativa. Uno degli errori più comuni è sospendere il trattamento non appena i sintomi si attenuano: così facendo si allungano i tempi di guarigione.











