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intervista al prof. De Nicola sulle malattie renali

Malattie renali, dialisi ritardata di 30 anni con le nuove cure, ma la prevenzione è chiave

Pubblicato il 12 Gennaio 2026 Assidai In Home page, News /  

Il Prof. De Nicola (Società Italiana di Nefrologia): “Solo il 10% dei pazienti sa di essere malato”

Le parole d’ordine sono prevenzione e screening, in particolare per le categorie a rischio. Questo perché “oggi in Italia c’è un bassissimo livello di consapevolezza delle malattie renali croniche” che purtroppo sono asintomatiche fino a quando al paziente non rimane che il 50% delle funzioni renali.

È quanto afferma il Presidente della Società Italiana di Nefrologia, Luca De Nicola, Professore Ordinario di Nefrologia presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli e, dal 2020, Direttore del reparto di Nefrologia e Dialisi presso AOU Vanvitelli di Napoli.

I margini per migliorare la situazione però ci sono e sono estremamente rilevanti: con le nuove terapie, aggiunge De Nicola, se le patologie vengono scoperte in tempo, si può ritardare fino a 30 anni il ricorso alla dialisi.

Professor De Nicola, qual è l’impatto delle malattie renali croniche in Italia e che livello di consapevolezza c’è delle stesse nella popolazione?

Purtroppo c’è un livello bassissimo di consapevolezza. Solo il 10-20% di chi ha una malattia renale cronica ne è consapevole; gli altri semplicemente non vanno dal nefrologo, quindi non vengono trattati con farmaci che possono ritardare fino a 30 anni il ricorso alla dialisi. Alla luce di questa situazione, dal 2024 stiamo portando avanti un disegno di legge per lo screening proattivo della malattia renale cronica, specialmente nelle popolazioni a rischio come diabetici, ipertesi, cardiopatici e obesi. L’obiettivo è identificare precocemente la malattia, spesso asintomatica, e facilitare il triage dei pazienti. Essi vanno infatti indirizzati al medico di base se la patologia è lieve; se invece la situazione è più complicata vanno mandati il prima possibile da specialisti nefrologi, per iniziare trattamenti tempestivi e prevenire complicazioni gravi. Contemporaneamente stiamo portando avanti un processo di formazione triennale a 25mila medici generalisti italiani. In tutto, in Italia, abbiamo 5 milioni di malati ma solo il 10% sa di esserlo, cioè 500mila: il nostro obiettivo è arrivare a 2 milioni di “consapevoli”.

Quali sono le principali forme di prevenzione primaria che si possono attuare in questo campo? Quanto è importante bere?

La nostra priorità deve essere andare sui fattori di rischio e identificarli velocemente. L’Oms ha riconosciuto formalmente la salute renale come priorità globale di sanità pubblica con una risoluzione approvata lo scorso maggio, anche perché queste patologie sono quelle che mostrano la mortalità maggiore e hanno i costi maggiori a carico dello Stato. Per quanto riguarda la prevenzione, è la stessa che si applica a tutte le malattie cardiovascolari: mantenere un peso adeguato, non fumare, controllare pressione e glicemia, fare esercizio fisico e osservare una dieta mediterranea. Infine sul bere acqua non c’è una regola, se non che deve bere di più chi ha predisposizione a calcoli o infezioni urinarie. D’estate è importante bere ma è importante altrettanto mangiare più salato per mantenere inalterato il flusso di sangue e plasma che arriva al rene.

infografica salute dei reni

Che esami e screening vanno svolti per tenere sotto controllo i propri reni?

I principali sono due, perfettamente complementari tra loro, e assieme costano due euro, poco più di un caffè. Uno è il dosaggio della creatinina nel sangue e ci dice come e quanto lavora un rene; l’altro riguarda il dosaggio dell’albumina nelle urine e ci indica se i reni sono danneggiati.

Quali sono i sintomi da non sottovalutare per chi non ha mai sofferto di patologie renali?

Il problema più grande di queste patologie è che decorrono asintomatiche fino a quando il paziente non perde fino al 50% della funzione renale; i pochi sintomi sono solo la pressione un pochino più alta e una debolezza generale. Se invece riusciamo ad agire in anticipo, identificando prima la malattia, possiamo metterla in remissione anche per 30 anni.

Il tema principale di quest’anno al Congresso nazionale della Società Italiana di Nefrologia è stato “100 anni di conquiste con nuovi successi all’orizzonte”, in riferimento alle innovazioni e ai progressi che negli ultimi anni hanno caratterizzato la cura delle malattie renali, con un focus particolare su terapie innovative e nuove prospettive di trattamento. Ce le può illustrare?

Oggi, per fortuna, possiamo utilizzare farmaci sempre più efficaci come le gliflozine, che rallentano la progressione della malattia renale cronica e riducono la mortalità, anche in assenza di diabete, o come il semaglutide, che frena l’avanzamento del danno renale e la mortalità cardiaca in pazienti con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. Poi ci sono alcuni aspetti su cui invece dobbiamo ancora lavorare. In Italia, per esempio, i trapianti da consanguinei viventi sono al 15% contro il 30% dell’Europa. Dobbiamo semplificare i tempi e le procedure (oggi ci vuole un anno per gli esami diagnostici) e creare ambulatori ad hoc per queste operazioni.

congresso SIN - Società Italiana di NefrologiaInfine, qual è il ruolo della Società Italiana di Nefrologia e quali sono le vostre principali iniziative e i vostri obiettivi?

Siamo l’unica società che rappresenta i nefrologi italiani, abbiamo molti giovani, circa 1.000, e 3.500 soci. Sotto la mia presidenza, la società è riuscita a portare i propri documenti di indirizzo alle istituzioni, la strada migliore affinché le proprie istanze possano avere ricadute reali.


Luca De Nicola è il Presidente della Società Italiana di Nefrologia, ruolo che ricopre dal 2024. Nefrologo di grande esperienza, attualmente Professore Ordinario di Nefrologia presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Dal 2020 è Direttore del reparto di Nefrologia e Dialisi presso AOU Vanvitelli di Napoli e dal 2019 al 2024 ha diretto la Scuola di Specializzazione in Nefrologia presso l’Università Vanvitelli. Nella propria carriera vanta un’attività scientifica molto ampia, con più di 300 paper e diversi progetti di ricerca che hanno dato un contributo importante ai progressi della nefrologia.

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