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Attività fisica contro le malattie killer: lo sport riduce i rischi di tumori e ictus

Pubblicato il 12 Febbraio 2019 Gianluca Grimaldi In Welfare24 /  1

Uno studio di ISS, Coni e Ministero della Salute invita gli italiani a evitare la sedentarietà

In Europa, l’inattività fisica è ritenuta responsabile ogni anno di 1 milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni di vita persi a causa della disabilità. A livello mondiale, invece, l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che il 25% degli adulti non è sufficientemente attivo e l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica.

In Italia, invece, stando ai dati Istat, oltre una persona su tre (oltre 20 milioni) ha dichiarato di praticare sport nel tempo libero, ma ben 23,1 milioni (quasi il 40%) sono totalmente inattivi: il tutto in un Paese che continua inesorabilmente a invecchiare.

Partendo da questi numeri, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha realizzato, in collaborazione con il Ministero della Salute e il Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), un rapporto che evidenzia l’importanza di promuovere l’attività fisica a livello individuale e di comunità.

La parola d’ordine? Muoversi ogni giorno

La ricerca afferma che proprio l’attività fisica è “uno dei principali strumenti per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, per il mantenimento del benessere psicofisico e per il miglioramento della qualità della vita, in ambo i sessi e a tutte le età”. Non solo, attraverso un’analisi ad hoc si evidenzia anche – calcolando le ricadute economiche negative dell’inattività fisica – come un comportamento “virtuoso” della popolazione farebbe risparmiare oltre 2,3 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate.

Italia, solo una persona su due fa la “giusta” attività fisica

La situazione evidenzia come in Italia solo il 50% degli adulti raggiunga i livelli raccomandati di attività fisica; inoltre la “sedentarietà” cresce con l’età, è maggiore fra le donne e fra le persone con uno status socio-economico più svantaggiato per difficoltà economiche o per basso livello di istruzione, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri e nelle regioni centro-meridionali. Attenzione poi ai bambini: secondo i dati del Sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie “OKkio alla SALUTE“, quasi un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana (almeno un’ora) a giochi di movimento e il 41% trascorre più di due ore al giorno davanti a TV/videogiochi, tablet e cellulari. Da non sottovalutare, infine, che solo il 47% delle persone in sovrappeso ritiene troppo alto il proprio peso corporeo e anche se fra le persone obese c’è più consapevolezza (88%), è preoccupante il fatto che una su 10 ritenga il proprio peso più o meno giusto.

Gli effetti positivi dello sport sulla salute

Numerosi studi statistici dimostrano come l’attività fisica, oltre a migliorare il benessere psicofisico e la qualità della vita, possa ridurre i rischi legati all’incidenza di diverse patologie non trasmissibili (le principali cause di morte in Europa), quali il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari, l’ictus, alcuni tipi di tumore, oltre alla mortalità prematura, con un beneficio stimato in alcuni casi tra il 50 e il 68%. Per il tumore del colon e del diabete si parla di un 30-50% di riduzione del rischio, per il tumore alla mammella del 20% e per patologie cardiocircolatorie si va dal 20 al 35%.

Le raccomandazioni dell’OMS

Infine, ecco i livelli raccomandati di attività fisica, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per prevenire le malattie non trasmissibili: per bambini e adolescenti, da 5 a 17 anni, vanno svolti almeno 60 minuti di attività (da moderata a intensa) cumulabili ogni giorno. Per gli adulti (18-64 anni) l’asticella è posta a 150 minuti di attività aerobica moderata o 75 di sforzo intenso ogni settimana e lo stesso vale per gli anziani.

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