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07/11/2006
Competitività: Bernheim, sbagliate le norme sulle assicurazioni
Compagnie di Assicurazioni e Broker | -

Il provvedimento sulla liberalizzazione delle agenzie di assicurazione ''è sbagliato per diverse ragioni''. A scendere in campo contro la norma del decreto Bersani che sopprime l'esclusiva dell'agente di assicurazioni e che consente al consumatore di scegliere fra varie proposte di diverse compagnie e intermediari è Antoine Bernheim, presidente francese di Generali, in una intervista concessa a 'Il corriere della Sera'.
''In primo luogo -spiega Bernheim- è in contrasto con le normative comunitarie e non conosco esempi del genere in altri Paesi. In secondo luogo interferisce sulla concorrenza fra imprese assicurative e mette in discussione un patrimonio d'investimenti che le imprese come le Generali hanno fatto nelle reti di distribuzione.
L'agente di una società d'assicurazioni è una figura di fiducia del cliente. Se può vendere più polizze, sarà incentivato a vendere quella su cui ha le provvigioni più alte, non quella più conveniente per il cliente. Il rischio è che, alla fine, le compagnie siano costrette ad aumentare le tariffe per garantire provvigioni superiori.
La trasparenza delle tariffe e il confronto fra offerte diverse è già nell'ordine delle cose. Si può fare facilmente, -rileva Bernheim- basta consultare Internet. Non c'è bisogno di abolire l'esclusiva della rete. In sostanza, esistono forti dubbi che il consumatore ne tragga vantaggi, mentre è certo il danno per un'impresa come la nostra''.
Per il 'grande vecchio' del capitalismo transalpino, che coltiva ancora forti ambizioni per il Leone di Trieste, che considera un po' la sua 'passione e ragione di vita', '' è giusto liberalizzare il mercato, ma -dice- il capitalismo e il mercato hanno bisogno di regole ed è necessario che le regole vengano rispettate. In caso contrario, si rischia l'anarchia''.
Quando a Generali ha comprato Toro ha comprato una impresa il cui ''valore consisteva anche nella sua consolidata rete di agenti e distribuzione''. Ora ''se non c'è più esclusiva, l'investimento si rivelerà negativo e scoraggiante per altri investimenti d'interesse nazionale''. Da qui la richiesta al governo di ''una riflessione e un confronto sulle misure annunciate, tanto più che il nuovo governo italiano ha fatto del rilancio dell'economia e del sistema Italia il primo punto del suo programma. Non mi sembra -commenta- che le misure rispondano a questa ambizione''.
''Non parlo per interesse personale, ma per difendere interessi generali in cui credo'' sottolinea ancora Bernheim. Che aggiunge, '' E quando si ha una certa età si ha un'esperienza che permette di essere più credibili. Ho molti difetti, ma ho sempre parlato chiaro, senza ipocrisia. Oggi il dovere di un imprenditore è di avere a cuore l'interesse generale e la crescita del Paese in cui si vive. Non è questione di simpatie politiche, ma di concorrere alla definizione di scelte efficaci. Investire 3,8 miliardi di euro in Toro è stata una decisione coraggiosa e importante. Non mi aspetto applausi, ma il diritto alla discussione".
''In tutta amicizia le argomentazioni di Bernheim non convincono. Non risulta che le tariffe siano in questi anni diminuite in proporzione alla riduzione dell'incidentalità o alla introduzione del casco obbligatorio e delle norme, molte volte invocate, sul danno biologico. Non si vede poi perché un cittadino ritenuto dal presidente Bernheim così intelligente da potersi districare oggi su Internet, dovrebbe improvvisamente diventare così stupido da acquistare da un agente plurimandatario la polizza meno favorevole per lui''. E' immediata la risposta del ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani alle dichiarazionei di Antoine Bernheim.
''La rete degli agenti di vendita (agenti che, lo voglio sottolineare,- dice Bersani- in regime di libera concorrenza non possono essere considerati alla stregua di lavoratori subordinati) deve mettersi a disposizione della libertà e della crescente maturità dei consumatori, a maggior ragione quando l'acquisto di una polizza è un obbligo di legge per gli automobilisti: questa è la nostra filosofia. Non credo poi - continua il ministro- che questa filosofia possa scoraggiare gli investimenti. Può, al contrario, indicarne una prospettiva''.
>>Assinews<<
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