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01/01/2007
Intervista a Roberto Pinza, viceministro all'Economia: il nodo della previdenza sarà sciolto entro il 2007
Riforma Pensioni | -
ROMA - La Legge finanziaria detta anche "Fregoli", perché cambiava ogni momento come il noto personaggio dell'avanspettacolo, approvata faticosamente dal Parlamento due settimane fa, più che alle spalle è ormai alle porte nel senso che da questo mese cominceremo a misurarne gli effetti nelle nostre tasche e nella nostra vita quotidiana. «Ma le assicuro che le sorprese saranno tante e positive», spiega con puntiglio in questa intervista con Famiglia Cristiana il viceministro all'Economia Roberto Pinza. Magari persino la sorpresa di saper spiegare quello che fate: «è vero, in comunicazione siamo un disastro, ne ho avuto la prova ai tanti convegni di imprenditori ai quali sono stato invitato; all'inizio registravo una freddezza totale poi entusiasmo e una domanda, sempre quella: ma queste cose ci sono davvero nella Legge finanziaria?». Pinza giura di sì e intanto prova qui a spiegare che la prossima riforma delle pensioni, sulla quale già si litiga (membri del Governo per primi) senza peraltro saper bene che si farà, i ministri interessati riusciranno persino nell'impresa di spiegare le cose per bene.
Intanto sappiamo che il presidente Prodi non ha nessuna fretta...
«Appunto. Il problema delle pensioni è delicatissimo, va affrontato con molta calma, ma deve essere affrontato entro il 2007 sennò rimane in piedi il cosiddetto "scalone" Tremonti-Maroni, che alza a 60 l'età minima per la pensione di anzianità con 35 anni di contributi».
Idee nuove ancora non se ne sentono, ma avrete almeno un principio dal quale partire?
«Il nostro principio sulle pensioni è sempre quello dell'innalzamento dell'età pensionabile su base volontaria; secondo noi è l'unica maniera possibile. Questa linea ormai è prevalente fra di noi; lasciamo decidere al lavoratore approfittando del fatto che sta cambiando la cultura sociale. Il desiderio di andare in pensione che c'era anni fa non c'è più o non è così impellente, anzi molti continuerebbero a lavorare volentieri. è la natura che spinge queste consapevolezze, con l'aumento dell'età media: le condizioni di salute spesso ottime, la vitalità della stragrande maggioranza delle persone che a 60 anni si sentono tutt'altro che vecchie o anziane. è la stessa logica che porta i ragazzi a sposarsi più tardi. Tutte le tappe della vita, dal matrimonio al resto, vengono spostate più avanti. Credo quindi che la nostra proposta di innalzamento volontario dell'età pensionabile avrà un successo notevole, perché si incrocerà con la propensione naturale delle persone».
Anche nel pubblico impiego?
«Ammetto che su questo versante qualche dubbio l'abbiamo, perché è chiaro che la voglia degli statali di restare sul posto di lavoro è quantomeno dubbia, la frase che si sente più spesso è: non vedo l'ora di andarmene».
A metà gennaio i ministri discuteranno a Caserta l'agenda delle cose da fare nel 2007. Nel caos dei mesi della Finanziaria non si è capito bene, anzi per niente, che cosa vuole fare il Governo, che disegno ha in testa per il Paese...
«Intanto di diventare un Paese normale. Il primo passo è di pigiare l'acceleratore sullo sviluppo, visto che per cinque anni la crescita è stata pari allo zero: il Paese non è cresciuto, i redditi da lavoro dipendente sono stati falcidiati da un sistema di aumento dei prezzi che non ha nessuna giustificazione, le pensioni sono totalmente inadeguate. Bisogna rimettere in moto tutto».
I numeri ci dicono che lo scorso anno c'è stata la ripresa...
«Sì, intorno a l'1,50-2 per cento. Capisco che rispetto allo zero degli anni precedenti sembra tanto, ma basta a malapena a rimettere in moto l'economia».
E come si fa?
«Si fa partendo dalla tanto contestata Legge finanziaria appena approvata. Noi abbiamo capovolto la logica perdente del Centrodestra basata su qualche taglio delle tasse per aumentare il mercato interno, una politica cioè incentrata sulla domanda interna di consumo. Si è visto come è andata. La nostra Legge finanziaria punta invece sulla politica dell'offerta rafforzando l'industria, le infrastrutture, ma anche l'offerta turistica e quant'altro. L'espediente di cavarsela puntando sul mercato interno, come ha fatto la Destra, fallisce perché siamo in una economia globalizzata dove l'offerta di prodotti competitivi è decisiva per mettere in moto sviluppo e benessere. Per farcela dobbiamo incentivare lo sviluppo tecnologico, l'export, abbassare i costi. Ed è quello che abbiamo fatto con il cosiddetto cuneo fiscale ovvero la riduzione dei contributi».
Perché ha detto il turismo?
«Lei sa che ci sono milioni di cinesi che viaggiano? Beh, in Francia si fermano cinque giorni, da noi un paio se va bene. Questo vuol dire che la nostra offerta turistica è cattiva. Lo stesso discorso vale per le infrastrutture: noi ci sedevamo ai tavoli internazionali del G8 con i cantieri che chiudevano e le ferrovie che non pagavano i fornitori stranieri. Altro che G8!».
Vi hanno accusato di aver fatto solo redistribuzione di reddito a scapito dei settori produttivi...
«Negli ultimi cinque anni la politica dei prezzi fatta dal Centro-destra ha impoverito il lavoro dipendente e i pensionati lasciati in balia degli eventi. Noi abbiamo invertito la tendenza compiendo un'opera di equità sociale accompagnata da una politica per la famiglia più incisiva, soprattutto laddove ci sono figli. Abbiamo tagliato l'Irpef sui redditi sotto i 40.000 euro con un risparmio massimo di oltre 800 euro, operato sgravi Irpef fino a 1.380 euro per i precari, sgravati anche i costi di elettricità e acqua per i meno abbienti, libri scolastici, asili nido, detrazione degli affitti per gli studenti fuori sede fino a un massimo di 2.600 euro e tante altre cose ancora. Non saremo certo al livello della Francia o dei Paesi del Nordeuropa, dove sono riusciti a coniugare sviluppo e protezione sociale a livelli mai visti, ma tentiamo di incamminarci su quella strada».
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