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08/09/2009
Top manager donne: continua la corsa a ostacoli

Il top manager più pagato al mondo nel 2008, Sanjay Jah, ha guadagnato otto volte il compenso annuo percepito da Indra Nooyi, la top manager che guida la classifica delle remunerazioni femminili. Sarebbe interessante poter fare un confronto diretto con l'Italia, purtroppo però il numero delle amministratrici di società, quotate e non, di dimensioni rilevanti è davvero esiguo.

La differenza salariale tra uomini e donne a livello dirigenziale in Italia è pari al 4,8%, naturalmente a favore degli uomini. Lo spaccato tra remunerazione base e compenso variabile mostra come nel primo caso il gap sia "solo" del 3,5% mentre nel secondo si salga al 17,9%, secondo i dati elaborati da Od&m per il Sole 24 Ore. Stessa cosa a livello di quadri: la differenza nella remunerazione totale annua è del 5,8%, ma nella parte variabile sale al 19,9 per cento. Il dato delle elaborazioni di Federmanager è leggermente diverso: +9% a favore degli uomini in media sulla retribuzione media annua, mentre la differenza è del 6,6% per gli incentivi.

Ben più accentuata la tendenza nel settore finanziario, anche se non si raggiungono i livelli londinesi. Fra i dirigenti di banche e assicurazioni gli uomini guadagnano nella componente variabile il 22% in più, mentre il pay gap scende al 16,2% fra i quadri. Non è molto differente nell'amministrazione pubblica, dove una dirigente guadagna in media il 26,3% in meno di un collega (dati 2008 della Presidenza del Consiglio).

Tuttavia in Italia il problema della differenza salariale non è irrisorio. Il 38% delle donne manager interpellate dall'associazione Valore D ritiene che inquadramento, retribuzione e benefit non siano uguali fra uomini e donne e il 68% ritiene che le donne debbano dimostrare le proprie capacità più degli uomini sul lavoro.

Aldilà delle differenze nei compensi, il vero problema italiano è rappresentato dal mancato accesso ai vertici aziendali. Se, infatti a livello di quadri le donne rappresentano il 42,7%, fra i dirigenti la percentuale rosa scende ad appena il 24,2 per cento. «Il problema più grave è l'accesso a certe posizioni manageriali e la possibilità per le donne di gestire il ruolo come fanno gli uomini» osserva Elisabetta Olivieri, amministratrice delegata del gruppo Sirti, aggiungendo poi: «Abbiamo una tale esiguità di donne ai vertici delle aziende italiane, che non ci sono neanche i numeri necessari per poter fare delle vere statistiche sulle remunerazioni».

Tornando al settore finanziario i dati 2008 della Presidenza del Consiglio rendono evidente quanto la presenza femminile sia ancora molto limitata: nelle banche italiane il 40% dei dipendenti è donna, ma solo lo 0,36% ha la qualifica di dirigente contro il 3,11% degli uomini.

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