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01/12/2007
Anziani Precari
ROMA - Giovani-anziani, ovvero l'ennesimo paradosso italiano: sono giovani, ma quasi pensionabili; sono anziani per le imprese che vogliono ridurre i costi e cercano i più giovani. Sono le "altre" vittime della precarietà. Diventeranno presto anche una questione sociale.
Mentre il dibattito politico-sindacale è tutto incentrato sul necessario prolungamento dell'età lavorativa per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, quest'ultimo è proprio pressato dalle uscite dal lavoro di una popolazione relativamente giovane, quella con un'età compresa tra i 55 e i 60 anni.
Sono circa 6-700 mila i lavoratori italiani che superati i quarant'anni, una volta perso il posto, non riescono più a ricollocarsi. Soprattutto per chi viene da un'azienda di grandi dimensioni. In Italia il tasso di occupazione tra i lavoratori "anziani" (50-64 anni) è ai minimi: poco più del 38% contro il 72% della Svezia o il 65% della Danimarca.
Le imprese hanno perso professionalità con conseguenze anche sul livello di competitività, smentendo il luogo comune secondo cui i lavoratori più anziani sarebbero anche quelli meno produttivi.
Tant'è che molti pensionati continuano a lavorare: secondo le statistiche sono circa 900 mila, pari a circa il 7,6% del totale della categoria.
Dunque non si va in pensione perché non si è più in grado di svolgere un'attività lavorativa. E spesso non ci si va nemmeno per scelta. In pratica, molti pensionati potrebbero lavorare.
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